lunedì 30 maggio 2016

l'altra


Quando l'ho vista in palestra mi è successo qualcosa di strano, ero lì a fare i miei esercizi e intanto pensavo a dove l'avessi vista. Dal tappeto la guardavo nello specchio, i nostri occhi lontani si incrociavano furtivi e sorridenti. Me ne innamorai subito, senza un perché preciso. Era bello sentirsi guardati, era bello spiarla e inventarsi un modo per poterle parlare.
In strada, il vento che mi asciugava la pelle ancora bagnata e l'andare piano in moto con il volto di lei fisso davanti agli occhi. Arrivai a casa e, come sempre, trovai mia moglie ad aspettarmi, bellissima, leggeva un libro sul divano. La abbracciai e la baciai ma niente levò dal mio cuore l'altro sguardo. 
La storia ci racconta che l'amore è unidirezionale, ma ciò non basta a fermare le emozioni che spontanee partono e creano mille fantasie nella testa. Guardavo Michela leggere, guardavo i suoi capelli setosi e ricordavo facilmente perché ero innamorato di lei, e intanto, mentre di notte il profumo di quei capelli accompagnava il mio riposo, l'altra tornava a farmi visita.
E' la strana sensazione di avere tutto e di sentire il bisogno di altro. Ho sognato la vita con Michela e ho lottato per stare con lei. E' la donna più forte che io conosca, chissà quante volte mi sarei perso se non l'avessi incontrata. Voler stare con lei mi ha dato la fiducia necessaria per capire chi volevo essere, per studiare, per crescere. Il suo sguardo al mattino è il motivo per cui mi sveglio con la consapevolezza che sarà una giornata bellissima. Amo Michela, è la donna della mia vita.
 Eppure ce n'è un'altra...

martedì 8 marzo 2016

Samir

“Samir vieni, c’è qualcuno che ti cerca”. Il ragazzo posò i cuffioni e iniziò a scendere le scale. Subito un tremolio delle pareti gli ricordò di dove si trovava, da qualche parte era venuta giù una bomba. Era ormai quel tremare diventato il sottofondo ufficiale di ogni cosa si scegliesse di fare. La guerra civile prima ed ora gli attacchi occidentali rendevano la sua città una continua polveriera.
Ma Samir è forte dei suoi 16 anni e come tutti gli adolescenti non sente nemmeno lontano il puzzo della morte, sarà l’incoscienza.
Alla porta c’era Bashir, suo compagno di scuola, in una giacca troppo larga, forse del padre. “L’hai sentita? – Samir feci si con la testa – bene io ne ho abbastanza, voglio andar via”. Samir sorrise, aveva sentito quel discorso già tante volte. Bashir riprese: “ma questa volta non è come le altre, è appena arrivata una lettera di mio cugino dall’Italia, dice che lì c’è abbastanza lavoro per tutti. Capisci Samir? – lo guardò fisso negli occhi – possiamo finalmente cambiare la nostra vita, niente bombe e niente miseria, niente morte”.
Samir non ne era troppo convinto, suo padre era partito per la Francia quando lui era un bambino, in passato mandava soldi e giocattoli, poi d’improvviso più nulla. Sua madre da allora era caduta in depressione, in bilico tra le lacrime di una vedova e la rabbia di una donna tradita. No, l’occidente non prometteva nulla di buono.
“Credimi – incalzò Bashir – si tratta solo di passare il Mediterraneo, il resto verrà da sé. Pensa che mamma lascerà partire con me anche Fatima, è tutto sicuro questa volta”.
‘Fatima’… pensò in un attimo Samir e davanti agli occhi gli passò l’immagine di quella bambina vestita di viola che lo invitò da piccolino a prendere un caffè immaginario… poco dopo la vedeva cresciuta, in classe, che gli sorrideva da lontano… e poi in quella sera dell’estate scorsa, durante una tregua dalle bombe, mentre si promettevano amore per sempre.
Gli occhi di Samir sorrisero: “Certo, partiamo, il nostro futuro ci aspetta”. Bashir lo guardò entusiasta “cerca di convincere i tuoi, tra due settimane sarà aprile, un buon tempo per partire”. I due amici si strinsero in un forte abbraccio, poi Bashir andò via.
Samir corse in stanza, provò a collegarsi ad Internet ma niente, non c’era segnale. Si girò verso la sua libreria e cercò il suo vecchio libro di geografia. Cerco la cartina dell’Italia e iniziò a fantasticare sull’Italia e sulle tante opportunità che stavano per aprirsi davanti a lui. Immaginò Napoli e lui Fatima abbracciati stretti in un vicolo senza sole, pensò a Roma e alle sue antichità, si ricordò di Venezia e del suo galleggiare sull’acqua. Pensò ad un lavoro vero, ad una casa in periferia, con un po’ di orto, pensò a Fatima, al suo profumo che l’avrebbe accompagnato per sempre.
Poi fu un attimo, un secondo di silenzio e poi il fragore dell’esplosione. Tutto davanti ai suoi occhi si fece in mille pezzi e poi il vuoto. Chiuse gli occhi pensando a Fatima ed al suo profumo, era sotto le macerie della sua casa.

Lo ritrovarono ancora con in mano la cartina dell’Italia. La guerra è triste perché troppo spesso ti fa morire con i tuoi sogni ancora stretti tra le mani. 

mercoledì 27 gennaio 2016

un legame

Ho bisogno di una sigaretta. In realtà non è proprio così, fumare forse nemmeno mi piace troppo. Ho bisogno del suo gusto in bocca, di quella saliva amara tra le guance, che ti pizzica la lingua. Ci sono volte come questa in cui credo che la mia anima sappia di questo catrame. Quand'è così ho bisogno di alzare il volume dello stereo e spingere sull'acceleratore.
Ho ascoltato tanto da bambino e credo di essere venuto su bene con tanti carismi e aspettative, eppure finisco le mie serate guardando un bicchiere vuoto e senza la forza di spostarmi dal divano al letto.
Credo si tratti di un problema generazionale, di quelli come me che in fondo hanno sempre avuto tutto.
E abbiamo il peccato negli occhi, rapaci e capaci di violenza. A volte bastano un paio di calze per farmi dimenticare tutti i miei buoni principi, e poi passi il giorno successivo ad affogarti nel baratro di qualche dipendenza. La cocaina accelera i miei pensieri e mi fa credere di essere invincibile, il cibo ingurgitato in quantità come punizione ed espiazione per le mie colpe.
E entri in un circolo vizioso che in fondo ti piace perché almeno lui non ti abbandona.
Quando ti accorgi del marcio spesso è tardi. La droga non ha fatto nient’altro che amplificare le mie ansie. E quest’ultime non hanno fatto nient’altro che aumentare le mie paranoie. E così ti sembra che tutti ti guardino e che tutto il mondo sia pronto a puntarti il dito contro. E crolli quando scopri che al mondo in fondo di te non importa molto.
E così la mia ricerca continua, perso nei vicoli della solitudine senza più anestesia. A volte penso che tutto ciò sia irreale, vano e passeggero. Come me inutile. Eppure ho voglia di dare un senso a tutto ciò, forse ho solo bisogno di un qualcosa per cui essere migliore, qualcuno che riesca a tirare fuori il meglio di me.
La mia anima non sa di catrame, ha solo bisogno di un legame. Qualcuno in cui credere, qualcosa da sperare, qualcuno da amare.


mercoledì 16 dicembre 2015

Amava


La metro correva troppo veloce, così facendo sarebbe arrivato puntuale all'appuntamento e proprio quella volta preferiva far tardi. Francesco decise che era meglio scendere e continuare a piedi, l'aria in faccia ed una sigaretta l'avrebbero aiutato a pensare. 
Ad aspettarlo, a qualche km di distanza, c'era Lucia, la sua Lucia. Se la immaginava chiusa nel suo cappotto, pronta a stringerlo forte. Quante volte quell'abbraccio sicuro e dolce gli aveva ridato vita, quante volte gli era tornato il sorriso grazie a lei. Lucia aveva questo dono immenso, rendeva Francesco felice. Ma era davvero la felicità che lui cercava? 
Una tasca che vibra, un messaggio di Irene: "è una noia senza di te ;)". Forse era sceso da quel treno solo per poter ricevere quelle parole. Irene l'aveva incontrata per caso, mentre lavorava. E tutto era andato così velocemente. Francesco non era un cattivo ragazzo e non voleva tradire nessuno, ma non poteva mentire a se stesso. Lucia era quanto di più bello avesse nella vita, da lì a poco sarebbero andati a vivere insieme eppure ciò non era bastato per non innamorarsi ancora. E la sua testa era un continuo domandarsi la cosa giusta da fare. Irene era capace di tirare fuori da lui il meglio, quando era con lei tutto era possibile. Ma era davvero questo ciò che cercava.
Francesco accese la sigaretta ed inspirò piano. Cos'era più importante? Sentirsi amati per sempre o per sempre trovare un motivo per amare?

Amava Lucia ma di Irene ne era innamorato






lunedì 12 ottobre 2015

Intrecci

Finalmente fuori, l'attesa in quel palazzo si era fatta estenuante. In quel salottino eravamo in sei dalle 9 di stamattina a sorriderci, ben consapevoli che in realtà eravamo nemici uno contro l'altro, per un'opportunità di lavoro.
E tutto sommato sono contento di essere stato scartato, il direttore non è stato equivoco, non gli servivo. Ed in fondo lo capivo, non servivo nemmeno troppo a me stesso dopotutto. Ma quel colloquio almeno avrebbe zittito per un po' mio padre.
Non c'è niente di più bello che camminare con la giornata davanti senza impegni, con la libertà e l'esigenza di dover far spazio nella testa, sempre con troppi pensieri intrecciati. Come in tasca le cuffie del mio mp3 strette e incredibilmente incasinate, così vivo la maggior parte del mio tempo, con il peso di essere ciò che gli altri vogliono.
Sono pochi gli istanti in cui decido di premere play e sbrogliare la matassa che ho in testa.

Il mio problema è che non ho nessuna intenzione di perdere nessuna emozione, anche quelle in contrasto mi fanno bene. A volte  credo che sia proprio questo casino a permettere al mio cuore di battere ancora e sempre

lunedì 5 ottobre 2015

a metà

incompleto, come un disegno lasciato a metà... come una frase sospesa che non sa trovarsi un finale.
Guido è un bel ragazzo, con un bel sorriso, begli amici e belle storie da raccontare. Uno di quelli che a guardarlo da lontano lo credi perfetto, senza problemi.
A volte per Guido è così, spensierato nei suoi jeans nella sua ricerca di un futuro. Come è bello quel tempo adolescenziale nel quale sostituiamo il termine ricerca con il termine sogno. E così finisci per sognare un mondo perfetto, ancora storie che valgano la pena di essere raccontate.
Ma Guido non è solo questo, anzi. Tutto ciò è solo una metà. Perché di tutte le occasioni che gli capitano lui sceglie di viverne solo una parte, come se la vita potesse essere mangiata come la pizza, senza il cornicione.
Forse è questo il suo più grande errore, Guido lascia sempre tutto in sospeso e questo lo fa vivere solo una metà delle sue emozioni. E' innamorato, ma non riesce a fidanzarsi; è uno studente, ma ha bisogno continuamente di esami per aprire un libro; è un credente, ma di quelli che non sentono il bisogno di aver fede; è un uomo, ma di quelli che non scelgono mai

domenica 6 settembre 2015

Istanti

È come quando il cielo si illumina per un lampo, sei li qualche istante ad aspettare il tuono, impaurito  o magari distratto, ma in attesa. È così che ormai vivo, solo di quegli istanti, e aspetto che da un momento all'altro il tuono venga e distrugga tutto. Quegli attimi di paura diventano attimi di vita in una corsia di ospedale, perché quel lampo è caduto lontano dal tuo letto, almeno per oggi.
E di questi attimi che vivo da quando abbiamo scoperto che Giulio ha la leucemia.
Ti insegnano per tutta la vita ad essere come il lampo, primo su tutti sempre il più veloce nel fare o nel rispondere, e ti insegnano ad essere tuono per non rimanere schiacciato dagli altri, anzi per essere tu a schiacciarli.
Nessuno ti insegna invece la verità, che la vita vera è fatta solo di quegli istanti tra il lampo ed il tuono e vorresti essere lento per goderne appieno ed essere debole per poterti affidare agli altri perché da soli non si sconfigge niente.
E impari che nulla è scontato e che tutto è dono, impari a vivere il tuo dolore senza più nasconderlo, assaporando piccole gioie ogni giorno .
E impari  a non rimandare nulla a domani perché non c'è lampo ne tuono tanto forti da riuscire a convincerti che questi istanti, tanto belli ed intensi, non valgano una vita intera.