Non lo fai mica apposta...
a volte capita per caso... e quello che lei fa, dice, all'improvviso ti sembra la cosa giusta.
E non ti parlo di cose straordinarie, ma di cose semplici. Solo che all'improvviso questa cose così semplici diventano maledettamente importanti, le uniche che ti danno senso.
Le dai un passaggio dopo il lavoro, la vedi scendere dalla tua auto e andare via verso casa e ti accorgi che anche tu stai andando altrove, e già sai che non sarà abbastanza, perché altrove hai tutto, c'è la tua vita, tua moglie e i tuoi figli.
Ma non c'è lei.
mercoledì 7 febbraio 2018
Tradirsi
mercoledì 21 giugno 2017
Specchiarsi
Si arriva ad un'età strana, quando non riesci più a dormire e al mattino ti alzi stanca, tanto che nemmeno ti riconosci più allo specchio.
Alessandra aveva passato l'ennesima notte fuori ad un balcone a guardare una città non sua e al risveglio, nella solita fretta di andare a lavoro si era fermata a fissare un attimo lo specchio.
Quell'immagine quel giorno però aveva qualcosa di diverso, quante Alessandra fa rifletteva quello specchio? Si vedeva sorridente giocare da bambina, vedeva gli auricolari che nell'adolescenza la isolavano dal mondo, si vedeva bellissima stretta tra le braccia del suo primo amore, brutta il giorno dopo che era stata abbandonata. Ferita quando tutti attorno a lei prendevano la propria strada, si vedeva sorridente ed in ansia con la paura di dover affrontare il suo primo lavoro fuori città.
Iniziò a truccarsi e capì che quell'azione così abituale non faceva nient'altro che mettere su la maschera di chi sarebbe dovuta essere quel giorno, per piacere a tutti, per provare ad arrivare ancora una volta a sera, piena delle cose fatte, vuota di quelle vissute.
Guardò ancora una volta lo specchio e decise di non voler specchiarsi più. Decise di non mettere più maschere su maschere per strappare sorrisi. Decise che tutte quelle immagini di lei andavano bene così.
Quanta fatica nel cercare la risposta più adatta, quante energie sprecate per provare ad essere chi non eraaltro. E così decise di essere semplicemente vera.
Si specchiò ancora una volta e ora vide il suo volto, rilassato, non più impegnato ad essere chi non era, libero di essere semplicemente se stesso.
Quello era il giorno per iniziare ad essere solo se stessa, forse in molti l'avrebbero considerata pazza.
Quel giorno si vide per la prima volta per quello che era, ed andava bene così
lunedì 26 settembre 2016
domani?
“C’è una sola cosa che
vorrei davvero, avere a disposizione del tempo”.
In fondo è la cosa di cui
Gabriele più sentiva la mancanza. Una vita, la sua, bella piena di
soddisfazioni, di primi posti e di obiettivi raggiunti, perché in fondo in
quello che fai sei bravo e non ti costa fatica.
Eppure, dopo una giornata frenetica
a fare tutto ciò che andava fatto, non era appagato.
Sveglia al mattino, la corsetta
giù al parco perché deve mantenersi in forma. Poi accompagnare i bambini a
scuola, perché è un padre di famiglia. Poi il lavoro, perché bisogna guadagnare
per far andare avanti con la scuola, i dottori, il calcetto e la danza. Poi una
visita alla mamma ammalata perché si sente troppo sola.
Poi e perché che si aggrovigliano
nella mente e mandano in corto circuito il cuore. Non vuoi venir meno a nessun
impegno preso, eppure in quelle faccende in cui avrebbe dovuto trovare se
stesso, Gabriele non trovava niente.
Giornate spese a rincorrere i poi, giornate passate a doversi
giustificare dai perché.
Domande che sempre più insistenti
ti tolgono il respiro mandandoti in corto circuito, come quando è caldo eppure
tu senti un brivido di febbre, come quando in ciò che fai ci metti il cuore ma
questo poi crea legacci.
È davvero giusto
ciò che faccio? È davvero questa la mia strada? E domani?
lunedì 30 maggio 2016
l'altra
Quando l'ho vista in palestra mi è successo qualcosa di strano, ero lì a fare i miei esercizi e intanto pensavo a dove l'avessi vista. Dal tappeto la guardavo nello specchio, i nostri occhi lontani si incrociavano furtivi e sorridenti. Me ne innamorai subito, senza un perché preciso. Era bello sentirsi guardati, era bello spiarla e inventarsi un modo per poterle parlare.
In strada, il vento che mi asciugava la pelle ancora bagnata e l'andare piano in moto con il volto di lei fisso davanti agli occhi. Arrivai a casa e, come sempre, trovai mia moglie ad aspettarmi, bellissima, leggeva un libro sul divano. La abbracciai e la baciai ma niente levò dal mio cuore l'altro sguardo.
La storia ci racconta che l'amore è unidirezionale, ma ciò non basta a fermare le emozioni che spontanee partono e creano mille fantasie nella testa. Guardavo Michela leggere, guardavo i suoi capelli setosi e ricordavo facilmente perché ero innamorato di lei, e intanto, mentre di notte il profumo di quei capelli accompagnava il mio riposo, l'altra tornava a farmi visita.
E' la strana sensazione di avere tutto e di sentire il bisogno di altro. Ho sognato la vita con Michela e ho lottato per stare con lei. E' la donna più forte che io conosca, chissà quante volte mi sarei perso se non l'avessi incontrata. Voler stare con lei mi ha dato la fiducia necessaria per capire chi volevo essere, per studiare, per crescere. Il suo sguardo al mattino è il motivo per cui mi sveglio con la consapevolezza che sarà una giornata bellissima. Amo Michela, è la donna della mia vita.
Eppure ce n'è un'altra...
martedì 8 marzo 2016
Samir
“Samir vieni, c’è qualcuno che ti cerca”. Il ragazzo posò i
cuffioni e iniziò a scendere le scale. Subito un tremolio delle pareti gli
ricordò di dove si trovava, da qualche parte era venuta giù una bomba. Era
ormai quel tremare diventato il sottofondo ufficiale di ogni cosa si scegliesse
di fare. La guerra civile prima ed ora gli attacchi occidentali rendevano la
sua città una continua polveriera.
Ma Samir è forte dei suoi 16 anni
e come tutti gli adolescenti non sente nemmeno lontano il puzzo della morte,
sarà l’incoscienza.
Alla porta c’era Bashir, suo
compagno di scuola, in una giacca troppo larga, forse del padre. “L’hai sentita? – Samir feci si con la
testa – bene io ne ho abbastanza, voglio
andar via”. Samir sorrise, aveva sentito quel discorso già tante volte.
Bashir riprese: “ma questa volta non è
come le altre, è appena arrivata una lettera di mio cugino dall’Italia, dice
che lì c’è abbastanza lavoro per tutti. Capisci Samir? – lo guardò fisso
negli occhi – possiamo finalmente
cambiare la nostra vita, niente bombe e niente miseria, niente morte”.
Samir non ne era troppo convinto,
suo padre era partito per la Francia quando lui era un bambino, in passato
mandava soldi e giocattoli, poi d’improvviso più nulla. Sua madre da allora era
caduta in depressione, in bilico tra le lacrime di una vedova e la rabbia di
una donna tradita. No, l’occidente non prometteva nulla di buono.
“Credimi – incalzò Bashir – si
tratta solo di passare il Mediterraneo, il resto verrà da sé. Pensa che mamma
lascerà partire con me anche Fatima, è tutto sicuro questa volta”.
‘Fatima’… pensò in un attimo Samir e davanti agli occhi gli passò l’immagine
di quella bambina vestita di viola che lo invitò da piccolino a prendere un caffè
immaginario… poco dopo la vedeva cresciuta, in classe, che gli sorrideva da
lontano… e poi in quella sera dell’estate scorsa, durante una tregua dalle
bombe, mentre si promettevano amore per sempre.
Gli occhi di Samir sorrisero: “Certo, partiamo, il nostro futuro ci
aspetta”. Bashir lo guardò entusiasta “cerca
di convincere i tuoi, tra due settimane sarà aprile, un buon tempo per partire”.
I due amici si strinsero in un forte abbraccio, poi Bashir andò via.
Samir corse in stanza, provò a
collegarsi ad Internet ma niente, non c’era segnale. Si girò verso la sua
libreria e cercò il suo vecchio libro di geografia. Cerco la cartina dell’Italia
e iniziò a fantasticare sull’Italia e sulle tante opportunità che stavano per
aprirsi davanti a lui. Immaginò Napoli e lui Fatima abbracciati stretti in un
vicolo senza sole, pensò a Roma e alle sue antichità, si ricordò di Venezia e
del suo galleggiare sull’acqua. Pensò ad un lavoro vero, ad una casa in
periferia, con un po’ di orto, pensò a Fatima, al suo profumo che l’avrebbe
accompagnato per sempre.
Poi fu un attimo, un secondo di
silenzio e poi il fragore dell’esplosione. Tutto davanti ai suoi occhi si fece
in mille pezzi e poi il vuoto. Chiuse gli occhi pensando a Fatima ed al suo
profumo, era sotto le macerie della sua casa.
Lo ritrovarono ancora con in mano
la cartina dell’Italia. La guerra è triste perché troppo spesso ti fa morire
con i tuoi sogni ancora stretti tra le mani.
mercoledì 27 gennaio 2016
un legame
Ho bisogno di una sigaretta. In realtà non è proprio così,
fumare forse nemmeno mi piace troppo. Ho bisogno del suo gusto in bocca, di
quella saliva amara tra le guance, che ti pizzica la lingua. Ci sono volte come
questa in cui credo che la mia anima sappia di questo catrame. Quand'è così ho
bisogno di alzare il volume dello stereo e spingere sull'acceleratore.
Ho ascoltato tanto da bambino e credo di essere venuto su
bene con tanti carismi e aspettative, eppure finisco le mie serate guardando un
bicchiere vuoto e senza la forza di spostarmi dal divano al letto.
Credo si tratti di un problema generazionale, di quelli come
me che in fondo hanno sempre avuto tutto.
E abbiamo il peccato negli occhi, rapaci e capaci di
violenza. A volte bastano un paio di calze per farmi dimenticare tutti i miei
buoni principi, e poi passi il giorno successivo ad affogarti nel baratro di
qualche dipendenza. La cocaina accelera i miei pensieri e mi fa credere di
essere invincibile, il cibo ingurgitato in quantità come punizione ed
espiazione per le mie colpe.
E entri in un circolo vizioso che in fondo ti piace perché almeno
lui non ti abbandona.
Quando ti accorgi del marcio spesso è tardi. La droga non ha
fatto nient’altro che amplificare le mie ansie. E quest’ultime non hanno fatto
nient’altro che aumentare le mie paranoie. E così ti sembra che tutti ti
guardino e che tutto il mondo sia pronto a puntarti il dito contro. E crolli
quando scopri che al mondo in fondo di te non importa molto.
E così la mia ricerca continua, perso nei vicoli della
solitudine senza più anestesia. A volte penso che tutto ciò sia irreale, vano e
passeggero. Come me inutile. Eppure ho voglia di dare un senso a tutto ciò,
forse ho solo bisogno di un qualcosa per cui essere migliore, qualcuno che
riesca a tirare fuori il meglio di me.
La mia anima non sa di catrame, ha solo bisogno di un
legame. Qualcuno in cui credere, qualcosa da sperare, qualcuno da amare.
mercoledì 16 dicembre 2015
Amava
La metro correva troppo veloce, così facendo sarebbe arrivato puntuale all'appuntamento e proprio quella volta preferiva far tardi. Francesco decise che era meglio scendere e continuare a piedi, l'aria in faccia ed una sigaretta l'avrebbero aiutato a pensare.
Ad aspettarlo, a qualche km di distanza, c'era Lucia, la sua Lucia. Se la immaginava chiusa nel suo cappotto, pronta a stringerlo forte. Quante volte quell'abbraccio sicuro e dolce gli aveva ridato vita, quante volte gli era tornato il sorriso grazie a lei. Lucia aveva questo dono immenso, rendeva Francesco felice. Ma era davvero la felicità che lui cercava?
Una tasca che vibra, un messaggio di Irene: "è una noia senza di te ;)". Forse era sceso da quel treno solo per poter ricevere quelle parole. Irene l'aveva incontrata per caso, mentre lavorava. E tutto era andato così velocemente. Francesco non era un cattivo ragazzo e non voleva tradire nessuno, ma non poteva mentire a se stesso. Lucia era quanto di più bello avesse nella vita, da lì a poco sarebbero andati a vivere insieme eppure ciò non era bastato per non innamorarsi ancora. E la sua testa era un continuo domandarsi la cosa giusta da fare. Irene era capace di tirare fuori da lui il meglio, quando era con lei tutto era possibile. Ma era davvero questo ciò che cercava.
Francesco accese la sigaretta ed inspirò piano. Cos'era più importante? Sentirsi amati per sempre o per sempre trovare un motivo per amare?
Amava Lucia ma di Irene ne era innamorato
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