mercoledì 15 ottobre 2014

il protagonista

forse è che sono diventato padre troppo in fretta, senza godermi ne la passione di un amore adulto, ne i nove mesi di trepidanti attese.
Lavorare in un'edicola non è poi così pesante ma tutto quel tempo libero a volte fa male, perché ti costringe a pensare. E nessuno di noi ha la coscienza così pulita da non aver problemi a restare solo. 
Ripenso al passato e inizio a chiedermi come sarei oggi se avessi avuto il coraggio di partire ed inseguirla quando andò a studiare in Germania. E mi chiedo come sarei oggi se chiudessi quest'edicola per mettermi a fare ciò che mi piace. Ma la vita ti imbriglia e quasi sempre ti imbroglia.
E ti ritrovi ad essere qualcun altro, attore di una vita che tu respiri ma non vivi appieno. 
Luigi non faceva nient'altro che questo, prendeva un giornale e giocava ad essere quel personaggio di cronaca o di gossip, l'importante è che almeno lì fosse lui il protagonista.


mercoledì 24 settembre 2014

e non hai più 20 anni

ci sono sensazioni che sono dure da mandare giù, che te le porti dietro come un raffreddore... Non è che stai male, ma hai bisogno costantemente di un fazzoletto. E' guardare il cielo e sentirsi piccolo, rivivere stendendo una camicia bagnata o passeggiando con il cane. Continua a mancarci qualcosa, cerchiamo ancora quel tanto che ci completi che ci dia una direzione, e intanto passa il tempo e le tue scelte cicatrizzano nel tuo petto le rinunce che hai fatto. Cosa avrei potuto vedere, chi avrei potuto incontrare.
E non hai più 20 anni ma nei tuoi brilla ancora il profumo dell'alba.
Avrò il coraggio di correre più veloce del sole domani?

lunedì 22 settembre 2014

inadeguata

era sempre la stessa storia, giorno dopo giorno. Ormai quasi non ci badava più, tutti passavano e le continuavano a dire sempre la stessa cosa: "ma come sei carina Anna, che sorriso".
Si, il sorriso di Anna era stupendo, di quelli che riempiono una stanza e, se non sei attento, il cuore. Ma a lei non bastava. Era stata educata così, a sorridere e a non lamentarsi. E così sorrideva, e tutti pensavano che le cose andassero bene, invece dietro quel sorriso si nascondevano occhi tremanti. 
Fa strano, ma è proprio così, a volte sono le persone apparentemente felici a sentirsi  inadeguate. 
Anna si sentiva inadeguata quando camminava per i corridoi della sua scuola, maturata prima delle altre non passava inosservata, ed era un continuo tirarsi giù la maglietta e coprirsi i seni con le braccia.
Si sentiva inadeguata quando veniva elogiata per un buon voto, lei così distratta da queste cose tanto da perdersi dietro ragionamenti senza senso.
Si sentiva inadeguata quando ascoltava suo padre e sua madre urlare, e lei così piccola e impotente a piangere tutte le lacrime sul cuscino.
Si sentiva inadeguata quando Michela le disse del bambino, la sua amica sarebbe entrata nel mondo dei grandi e a lei non rimaneva più nessuno.
Si sentiva inadeguata quando Luca le passò la mano sotto la maglietta e arrivò ai suoi seni, lei che ancora giocava con le bambole non sapeva bene che emozioni provare.
Era inadeguata, e quel senso di non essere al posto giusto era nella sua camminata, nei suoi capelli che continuava a toccarsi, nei suoi vestiti larghi, nei suoi occhi sempre veloci a cercare altro a cui aggrapparsi nei momenti più tristi. 
Solo il suo sorridere sembrava dire altro, chissà se mai avrà il coraggio di smettere.

martedì 9 settembre 2014

Ricordi

Hai presente quando sei solo per strada e ti rimangono impresse delle scene, delle immagini? Sei lì che pensi ad altro ed improvvisamente ecco che tutto di te si concentra su una nuvola, su un balcone con troppi panni stessi o magari sul colore di un auto. C'è qualcosa che dentro di te esce fuori e ti mostra emozioni che forse avevi dimenticato, come se avessi messo una parte di te in un cassetto per poi dimenticartene.
Di solito questa sensazione dura un'istante ma ti basta per farti staccare la spina e guardare il mondo con occhi semplici.
Chissà come sarebbe diversa questa sera di sopita solitudine se iniziassimo a guardare tutto con quegli occhi. Sapremmo gustare il mare ed il  suo fragore, rideremmo con il vento mentre ci scompiglia i capelli, ritorneremmo ad emozionarci quando lei ci stringe forte.

Potremmo ancora sperare nell'oggi, liberi dai tormenti di giornate strapiene di cose ma vuote di emozioni vere

sabato 30 agosto 2014

I miei sogni sono qui, devo solo abituare i miei occhi a riconoscerli


"come si fa a giudicare quando una giornata è buona o meno?" Michele sorseggiava la sua birra ascoltando Enzo e i suoi discorsi infiniti. "Ti capita di stare lì a vivere al tuo posto, e tutto dal di fuori sembra perfetto... ma magari non è così. Tu vivi bene eppure ti manca qualcosa". "E' che il bene anestetizza", sentenziò Michele calmo. 
Erano alla terza birra e ormai i due vecchi amici parlavano in scioltezza. E' bello quando l'alcool ti gira per le vene, ti senti più libero, più vivo e sopratutto il mondo sembra più vero. Si erano conosciuti al liceo ma le loro strade si erano separate, non loro due però. Appena potevano scappavano al solito bar per la solita birra. 
"vedi la mia vita, quello che faccio, il lavoro, Antonella, sono proprio ciò che desidero. Non voglio essere altro, ma non puoi immaginare quanta fatica mi costi alzarmi tutte le mattine. Forse ho bisogno di qualcosa di nuovo, ma la mia testa in questo momento non sembra suggerirmi nulla", le mani di Enzo tamburellavano nervosamente sul tavolo. "io lo vivo di notte - lo interruppe Michele - quando nonostante la stanchezza gli occhi sembrano non volersi chiudere e scappano in cerca di qualcosa. Quel qualcosa io ho iniziato a cercarlo sulla moto. Man mano che accelero e il vento mi sbatte in faccia io mi sento più vivo". 
I sorrisi che entrambi si scambiavano erano un misto di adulazione reciproca ed invidia. Chissà perché noi esseri umani siamo abituati a pensare che chi ci sta di fronte in fondo se la passa meglio di noi. Quasi esorcizziamo le nostre paure denigrando gli altri.
"non andrai da nessuna parte così - la voce di Enzo si fece seria, il volto scuro -, non è guardando oltre che si riesce a trovare la felicità. Perché dovremmo cambiare ogni giorno le nostre aspettative e rincorrere nuove speranze? I miei sogni sono qui, devo solo abituare i miei occhi a riconoscerli". 
Michele si asciugò le labbra, poi puntò il suo sguardo in quello di Enzo. "pensi davvero che ci possa essere qualcosa che possa rendere ogni giorno una giorno migliore? Sarebbe un sogno, sorridere ai bambini che giocano, esultare al goal della tua squadra, guardare un tramonto, le emozioni di un concerto, il tuo studio premiato, una birra insieme, stringere tuo figlio fra le braccia". 
Lo sguardo di Michele era sognante, Enzo sorseggiò ancora della birra e si alzò.
Dovevano andare, tornare alla propria vita, alle proprie cose. Eppure quel tempo insieme aveva saputo regalare ad entrambi qualcosa, una sensazione strana, di quelle che ti attorcigliano lo stomaco e che ritorni a pensare ogni volta che stai fermo un attimo.
Forse era quella la gioia, non cercare il vento di nuove storie in faccia ma guardare negli occhi la propria vita e continuare a trovare un motivo per sorriderle sempre.

martedì 24 giugno 2014

1.40

Era troppo tardi per scendere e comprare qualcosa, il suo frigo e delle scatolette di emergenza avrebbero dovuto per quella volta supplire alla sua fame.
Un quadro patetico, Riccardo, 28 anni, un po' di pancetta, carne in scatola e qualche sottiletta, naturalmente senza un piatto. Il richiamo del pc troppo forte. C'era un mondo dietro quello schermo che meritava di essere vissuto fino in fondo, o almeno così faceva finta di credere.
A Riccardo piacevano soprattutto i siti dove poteva scommettere, perché non guadagnare qualche extra ogni tanto? Quella frase gli era già costata tantissimo.
A 16 anni era un bel ragazzo, aveva amici, interessi e cose da fare. Era un tipo che si gettava in tutto a capofitto. Forse fu questo a tradirlo. "Che dici chi segna domani?", era una domanda innocua ma in Riccardo scattò qualcosa, c'era un modo facile per fare qualcosa di soldi, bastava in fondo stare attenti e studiare il campionato, le probabili formazioni etc... e poi, poteva finalmente vincere in qualche cosa.
Riccardo sembrò subito portato per quel gioco e scommettere poi metteva in circolo tante emozioni nuove. Era bello vincere ed in fondo ogni volta che perdi puoi riprovarci, così per ritornare alla pari insomma.
Il suo "hobby" gli costava poco, ma piano piano distrasse il cuore di Riccardo. Gli amici erano tutti passati in secondo piano. Sostituzioni, infortuni, classifiche dei marcatori e cartellini rossi erano le uniche cose che gli interessavano. La sua vita era diventata un gioco di quote e le giornate si misuravano in base ai goal fatti dal bomber di turno o dai rigori negati da un arbitro distratto.
Arrivato a 21 anni fu costretto a trovarsi un lavoro, in una catena di montaggio, zero pretese e altrettante prospettive. Ma qualche soldo buono per qualche puntata. Iniziò ad aprirsi un conto su internet e dietro quel muro di pagine protette da uno schermo sembrava quasi che non stesse coi soldi pian piano perdendo anche se stesso. Giornate passate tra la noia del lavoro e il televideo, interessi misurati in base a quanto poteva puntare, amici divisi tra quelli che ne capivano e quelli che non sarebbero mai riusciti a vincere nulla.  
Il mondo fuori dal suo mondo si è fatto intanto sempre più cattivo e ormai Riccardo sembra non averci più niente a che fare. Solo ogni tanto nel silenzio della sua solitudine che puzza di sporco e non curanza sembra ancora che il suo cuore provi a battere per qualcosa di vero. Ma basta una sigaretta arrabbiata per distrarre di nuovo il cuore, e qualche euro dispari per provare una falsa emozione