lunedì 13 luglio 2015

stazione


Rischia di diventare un tormento più che uno stile di vita. E’ una valigia sempre pronta e sempre sfatta un po’ come il tuo cuore aperto a tutti eppure in perenne confusione per i tanti abbracci che sa di non poter più assaporare.
Anna era stato un incontro fortuito eppure tremendamente penetrante. Quante volte ero passato fuori a quella stazione e quante volte non l’avevo mai notata? Fino al giorno in cui lei piombò nella mia vita
Avevo sempre avuto altro e non credevo di averne bisogno, ma l’amore ti travolge come un’esperienza sempre nuova. Ti rende così incapace, ero così pieno di risposte da aver sottovalutato il fatto che qualcuno potesse non avere le domande. Così ho dovuto ritornare ad essere bambino per riscoprire il come si fa, come si sta accanto e basta senza pretendere altro. Perché fuori a quella stazione lei non desiderava altro, non aveva bisogno di un cavaliere, aveva solo bisogno di essere sorrisa e sorrisa ancora. E così l’ho amata tanto, perché si ama solo quando si ha bisogno delle stesse cose e Anna mi ha aiutato a scoprire che anche io in fondo volevo solo un sorriso in più.

Ed ora sono ancora fuori a quella stazione ma il mio treno è stato annunciato e devo andare, con il cuore che sorride per il subbuglio che una piccola donna ha saputo crearmi dentro. Vince chi ama di più, sono certo che dovunque sarò questa stazione sarà sempre casa, perché gli occhi di Anna continueranno a guardarmi da lontano. La mia valigia resterà pronta per andare, ma quest’oggi Anna ha inciso nella mia pelle la strada per tornare.

mercoledì 29 aprile 2015

altro

«Marco perché fai così, proprio non ti importa di noi?», mi faceva venire i brividi vedere quel suo sguardo vuoto dritto verso qualcosa di lontano, qualcosa sempre troppo oltre. “Non ti ha mai giudicato abbastanza” sentenziò la mia testa continuamente arrabbiata con lui. Eppure c’era qualcosa di magnetico che non mi lasciava distogliere lo sguardo da lui.
“No, Anna, aspetta. Lo sai, non sei tu, il problema è il mio. Certo che mi importa del tuo lavoro, di noi, sai che senza di te sarei spacciato, sei l’unica che riesce a tenermi saldo qui”.
Era vero, Marco, brillante avvocato, bel ragazzo, di buona famiglia e apparentemente senza problemi e senza grilli per la testa, non sapeva e non riusciva a godersi la sua felicità. Ma la cosa più stupefacente, ciò che davvero faceva stare male Anna è che a lui non importava, anzi non se ne accorgeva nemmeno.
Si erano conosciuti nello studio legale dove lei lavorava come segretaria. Lui era arrivato lì per fare praticantato. Non l’aveva mai corteggiata, e forse proprio questo l’aveva affascinata. Lei, bellissima, era abituata ad avere sempre tutti ai suoi piedi, e quel giovane bello e sfuggente che le sorrideva, ma niente più, la intrigava.
Fu un duro colpo per lei scoprire, una volta innamorati che quella non era una strategia per ammaliarla, Marco era così sempre. Voleva qualcosa la puntava, la consumava ed andava via, come un giovane sciacallo. Non aveva gusti musicali, non aveva preferenze politiche, sogni o particolari tendenze letterarie. Giocava a calcio, usciva con gli amici, ma niente lo interessava davvero. Non si trattava della solita maschera per sembrare qualcuno che non sei, Marco semplicemente non era. Apparteneva pienamente a questo tempo, non puoi definirlo per il chi è, ma per ciò che non è. E così finisci per non definirlo.

E forse Marco è l’unica persona che conosco davvero libera, ma a che costo? All’amaro prezzo dell’altro, senza legami, con nessun abbraccio che potrà mai scaldarlo davvero, con nessun sogno che potrà mai dargli il coraggio nel presente, con nessuna passione ad alleviare la monotonia della ripetitività quotidiana.
Oppure Marco è tutt’altro, e forse Anna non lo comprenderà mai. Lui vuole altro e ha paura sempre di altro, questo lo rende forte perché incosciente, ribelle perché sincero, davvero libero perché con il cuore in tutto ciò che fa e contemporaneamente proiettato ad altro.

Anna lo crede disamorato, Marco è semplicemente nel vento. E sorride per questo.

domenica 5 aprile 2015

una mano tesa

"Coraggio, coraggio, coraggio!", diceva tra se e se Fabrizio come un mantra. Era stata una strana serata quella, iniziata con gli amici di sempre e conclusa come sempre con una birra da solo fuori al parco di casa sua. A Fabrizio piaceva aspettare l'alba così, con la testa troppo piena di musica ed alcol per pensare davvero, troppo vuota di sguardi sinceri per smettere di farlo. 
Fu un attimo, un battito di vento che lo avvolse tutto, ed un profumo di buono che invase le sue tempie, l'alcol fa sembrare belle tante ragazze ma questa che gli era passata accanto era un angelo. 
"Coraggio, coraggio, coraggio!", devo fermarla... Fu una questione di attimi, le si avvicinò ma non riuscì a parlare, lei era lì che gli sorrideva. Da vicino non poté non notare che il cappello di lei nascondeva un male troppo grande per essere digerito da una birra.
"Non preoccuparti", disse lei imbarazzata. E andò via.
Fabrizio la vide andare e vide con lei andarsene anche una parte di se. Si vide perso, le sue giornate tutte tali e quali, passate nel benessere e nel fare tutto ciò che voleva, non erano nemmeno lontanamente paragonabili alla gioia del sorriso di quella ragazza malata. 
Si senti un nodo in gola, ma poi decise di sputarlo via e corse da lei. Non sapeva bene ne cosa dire ne cosa fare, ma in quel sorriso aveva visto una mano tesa, in quella malattia una luce nuova per guardare alla sua vita. Decise di aggrapparsi con forza a quella mano, voleva imparare a sorridere come lei. 

mercoledì 4 febbraio 2015

come se nulla fosse


seduto coi pensieri in corsa
avvolto dal vento che vuole portarmi via
c'è un fiore che scuote la mia assenza
la paura con il suo sudore a bagnarmi l'essenza
Esserci ancora, come se nulla fosse

giovedì 1 gennaio 2015

capelli al vento


A volte basta fare due passi e prendere un pò d'aria. I muscoli riprendono vita ed il freddo che ti entra nei polmoni è un dolce abbraccio di vita.
Maria lo sapeva, ma come tanti si nascondeva dietro alle tante cose da fare, tirata giù dai troppi se e ma che la sua vita ogni giorno le chiedeva di affrontare. Già la sua vita, ritornava a pensarci spesso, la sua stramaledetta vita normale, senza traumi, senza ansie, senza problemi. E vuota di sorrisi e di carezze. Una vita che vista dal di fuori sembrava non avere pieghe o sbavature, l'università, gli amici, i sabato sera, ma che dal di dentro ruggiva come una tempesta. Quasi che si possa vivere col sorriso sulle labbra ed un grido nel cuore. 
Cosa cerchi Maria? Come stai?
Se lo chiedeva spesso durante le sue lunghe passeggiate al molo d'inverno, la sera, con il vento che rumoreggiava tra gli scogli e attutiva quei battiti troppo veloci che l'assordavano dentro. Sto bene, si ripeteva sempre più frenetica, eppure non era così. O forse non era semplicemente così, perché il bene te lo devi costruire e guadagnare ogni giorno, e perché puoi avere tutto ma provare lo stesso il vuoto. 
Si fermò un attimo Maria a prendere fiato, poi quel gesto consueto di tirarsi i capelli indietro e stringerli in un pugno, gli occhi chiusi per un'istante che si riaprono verso il cielo. Un'emozione fugace, un sorriso strappato, una stella che cade scuotendo l'immobilità di un cielo e di un cuore anestetizzati da antichi dolori, riscaldati da un tiepido abbraccio. Quel sorriso leggero toccò il pugno di Maria, e fu un'esplosione. 
I suoi capelli al vento in balia come il mare e lacrime calde e lacrime amare. 
Forse era arrivato il momento di non restare chiusa, in ordine, in un pugno, ma di aprirsi alla novità del vento

venerdì 5 dicembre 2014

qualcuno che la guardasse così


le 13.15, ormai anche quest'ora di chimica è andata e ormai non vale più la pena a perdere tempo con gli appunti. "Ho sbagliato indirizzo e ho sbagliato a voler seguire questo corso senza nessuna base". Sbuffa nel suo maglione a colle alto, e in quel respiro c'è tutta la sua poca voglia di continuare, cosa? Forse nemmeno Claudia lo sa bene. Non voglia di continuare con la matematica, non voglia di uscire sempre con le stesse persone, non voglia di passare il suo tempo ad obbedire alle buone scelte di suo padre. Vorrebbe gridarglielo in faccia... "se solo ogni tanto lo vedessi", il suo pensiero ad alta voce fece scappare un sorriso al suo vicino di banco, ed anche lei non poté fare a meno di sorridere. "Ciao", l'aveva notato anche prima, è un bel ragazzo. "Non sono matta tranquillo", smorzò subito Claudia, "io invece sono Andrea, piacere". Che imbranato davvero quello era tutto quello che sapeva fare per provarci? "Pranziamo assieme?" - "Si", si sentì rispondere Claudia, un'altra occasione per stare un pò da sola gettata via, ma ormai non si poteva tornare indietro: "andiamo fuori però, al parco". 
Era freddo e le panchine libere poco invitanti, ma ormai... si sedettero accanto goffamente, come due sconosciuti, e quella pausa sembrò interminabile, piena di mezze frasi banali. 
Eppure nell'aria c'era qualcosa di nuovo, Qualcosa che Claudia non si aspettava, il suo sguardo confuso continuava a non aver voglia di... ed invece lo sguardo di Andrea sembrava non volersi mai più staccare da lei. Ed il suo cuore timido si riempì di un sorriso grande. Non si dissero molto quel giorno, ma Claudia capì che aspettava da tanto qualcuno che la guardasse così.

venerdì 24 ottobre 2014

un cuore a rotelle


"le chiavi, dove sono le chiavi. Dove le ho messe ieri sera"
Roberto ha già infilato il giubbotto e naturalmente è in ritardo, come al solito, con i capelli ancora bagnati, la puzza di caffé nel naso e la musica della sera prima che continua a danzargli nelle orecchie. Ecco le chiavi, finalmente in strada, ma solo il tempo che il freddo delle 7 del mattino gli trapani il cervello, "la mia borsa!", e ancora scale e di nuovo dentro, poi fuori. 
Naturalmente è ancora più in ritardo, ma il vento in faccia e i nervi tesi mentre guida la sua bici lo aiutano a risvegliarsi, e questo è un bene. 
Un mezzo sorriso da scemo gli spunta sul viso, il semaforo è rosso e lui è fermo. Sarà stata una birra di troppo ma ieri quel sorriso gli è rimasto in testa. Certo, aveva il suo numero di telefono da qualche parte. Una volta tornato a casa avrebbe aspettato un pò e poi l'avrebbe chiamata. Verde e si riparte, con ancora la noia di andare dove si sta andando. 
Roberto è un ragazzo come tanti ed ha dei sogni, ma sa che la vita che fa non gli permetterà di realizzarli, e allora tanto vale godersela e prendersi il meglio. Eppure ci sono dei momenti che non è così, come da lì a poco. Arrivato vicino all'entrata del bar dove doveva montare i suoi occhi sembrarono suggerirgli un miraggio, lasciò la bici e le corse incontro. Fuori a quel bar a chiedere l'elemosina c'era lei, la ragazza del sorriso, Roberto le si avvicinò deciso e stupito e... no, non era lei, eppure sembrava davvero lei. Il suo cuore andò a mille e iniziò a suggerire al suo corpo di fermarsi.
Aveva un'agenda piena di cose da fare, ma vuota di incontri, la sua vita era pian piano diventata così, piena di stimoli e di novità eppure vuota di persone capaci di strapparti un sorriso. 
Decise per quella mattina di fermarsi vicino a quella ragazza e di prendersi tutti i sorrisi e i gli sguardi di disprezzo che poteva, era assetato di vita vera. 
Roberto decise di ascoltare il cuore almeno per quella mattina e di lasciarlo andare via come in bici quando sei in discesa, senza troppo preoccuparsi delle conseguenze, come un cuore a rotelle.